• Wedding Photography

Un collega che lascia la professione

Non è certo il primo e non sarà l’ultimo, ma in questo caso la notizia mi tocca da vicino. E mi lascia triste.
Vicino come la posizione geografica di questo mio collega, che ha annunciato oggi il suo ultimo servizio fotografico professionale.

Sapevo da qualche mese che lo avrebbe fatto.

M. lo conosco poco, ci siamo visti un paio di volte, altrettante volte abbiamo scambiato qualche battuta in chat o su facebook.
Abbiamo pensato di trovarci per una pizza, ma non lo abbiamo mai fatto.
Conosco e stimo il suo lavoro ed il suo portfolio. L’ho sempre seguito con grande rispetto.

Vive vicino al mio paese e come me, prima di me, ha deciso di inseguire un sogno, un’idea di cambiamento (o come dice lui una possibilità di evadere da una routine che lo stava schiacciando).
Ha fatto per 6 anni il fotografo professionista di cerimonia. E lo ha fatto con la massima dedizione e con grande umiltà.

E’ un campo difficile, sottovalutato, inflazionato, troppo carente della giusta cultura (in italia).
Dove girano pochi soldi e poca voglia di spenderli.
Dove spesso viene considerato più importante un paio di scarpe da 1000 euro rispetto ad un racconto emozionale che durerà una vita 🙂
Dove il cugino ha una reflex e ci fa le foto aggratis, poi già lo conosco … chissà che foto belle mi farà…

Purtroppo la crisi del settore è reale e la mutazione economica globale da cui siamo travolti non fa certo migliorare le cose, e spesso non permette di mantenere un reddito idoneo a condurre una famiglia.

Mi dispiace.

Per lui, certamente; mi è sempre sembrato un uomo di cuore, con la passione per la vita e per le persone.
Mi fa pensare, e mi mette paura questo suo “ritiro”.
E anche se lui dice che ora è contento, so che in qualche modo è stata una decisione sofferta.

Mi viene spontaneo immaginare uno scenario in cui, tra qualche tempo, dovrò compiere una decisione simile alla sua, e la cosa non mi rallegra per nulla.
Amo questo lavoro come poche altre cose al mondo.

L’ottimismo (o la follia) che mi ha portato a prendere a suo tempo la medesima strada di M. mi porta a credere che io riuscirò a continuare nel mio percorso, che non sarò costretto a prendere la sua stessa decisione, che creerò un impero solido ed inossidabile.

Ma la paura mi resta. Non lo dico volentieri (a parte qualche lettore di questo mio blog), ma ho paura.

Ho il timore che dovrò un giorno tornare a vivere senza la fotografia, senza le persone speciali che ho conosciuto grazie ad essa, senza le emozioni e gli stimoli che la mia vita ha conquistato dopo la decisione di diventare fotografo.

Ho paura.
Ma io ora continuo.
Tra le rinunce che la cosa comporta.

Ciao M.
Buona fortuna 🙂

2014-09-23T17:53:37+00:00 settembre 23rd, 2014|Fotografia|4 Comments

4 Comments

  1. Gianfranco Bernardo 24 settembre 2014 at 08:59

    Ciao Paolo, è davvero una triste storia come tante simili se ne sentono sempre più spesso. E chi non non chiude definitivamente, ridimensiona spazi ed investimenti per sopravvivere. Ma anche io, come te, sono un inguaribile ottimista, o forse solo un folle, a credere che per me sarà diverso, ma non per presunzione, solo per per infinita passione e dedizione in quello che faccio tutti i giorni, con tutti sacrifici ad esso connessi che spesso non ripagano, ma cha siamo disposti a fare perché di luce si vive!

    • Neoz 24 settembre 2014 at 10:45

      Grazie per la tua testimonianza Gianfranco e mille auguri per il tuo business 🙂

  2. Alessandro 24 settembre 2014 at 11:23

    Buongiorno Paolo,
    che dire? E’ l’ennesima triste storia che accomuna tutti.

    Io ti scrissi qualche tempo fa per chiederti consiglio sull’uso del flash e su eventuali date per un workshop a Roma. Cosa che sono ancora intenzionato a fare.

    Ti scrissi in veste di fotoamatore. Il mio lavoro era un altro. Scrivo “era” proprio perché ora non è più. L’azienda per la quale lavoravo dopo aver provato di tutto, ammortizzatori sociali compresi, per resistere, non è riuscita a galleggiare e ha preso la decisione più drastica. Ha messo tutti in mobilità.

    Così quello che era un hobby, e che per certi versi rimane ancora tale, si è trasformato in qualcosa di più. Perché da “hobbista” frequentavo un fotografo di matrimoni e dopo l’amicizia cominciai sporadicamente ad accompagnarlo. Nemmeno come secondo fotografo, ma come fotografo aggiunto. Giusto per fare belle foto, imparare una tecnica ecc. Poi si discutevano insieme le immagini davanti ad un bicchiere di vino.

    Ma la crisi c’è ed anche lui, alla fine ha preferito chiudere. Ora si riciclerà solo sul web e con il classico passaparola. Mantenere un negozio aperto aspettando che qualcuno passi ed entri a chiedere un servizio, è da folli. L’affitto, le tasse, il costo della spazzatura, la luce…ecc ecc! come pensare di resistere?

    Così, in questa nuova versione, dopo l’abbandono definitivo del secondo fotografo “ufficiale” che si è trasferito a Londra a fare il pizzaiolo, subentro io. Si esce ogni mattina per battere a tappeto il territorio, offrendo i servizi e curando la realizzazione del sito che sarà presto online.

    Ma sappiamo tutti e due che non sarà facile. Però, lui ha sempre fatto questo, io non ho mai vissuto di fotografia, ma ne sono sempre stato innamorato, e ora non ho un lavoro. Insomma, come dire, due zoppi che si sostengono a vicenda.

    E di realtà simili ne incontriamo ogni giorno.

    Ora, se nel 2014 abbiamo una situazione nazionale cosi disagiata, se si è costretti a fuggire all’estero, se si ha paura del futuro dei nostri figli, vuol dire che dal dopo guerra ad oggi la nostra classe politica non ha fatto nulla se non rubare.
    Ora cominciamo ad accorgerci che forse bisognava prenderli per le orecchie tanto tempo fa.
    Ma ora è tardi.
    La falla c’è e bisognerà bagnarsi. I più fortunati scapperanno su qualche scialuppa. Altri proveranno a galleggiare aggrappati a qualche relitto d’idea, ma per i più sarà la fine.

    Scusa lo sfogo, ma leggere certe cose fa sempre male e viene istintivo provare a dare un abbraccio virtuale a chi decide di scendere.

    Con i migliori auguri di resistenza a te, a me, a tutti coloro che caparbiamente provano a guardare il bicchiere mezzo pieno!

    A presto.

    Alessandro

    • Neoz 24 settembre 2014 at 11:37

      Fa male leggere storie di questo tipo. Di un paese dove c’è più gente che perde il lavoro di quanta ne ottiene uno nuovo…
      La fotografia non è come andare a zappare la terra, ne siamo tutti consapevoli. E’ nettamente più piacevole.
      Ma perchè si sceglie una strada più piacevole non significa che quest’ultima sia semplice e priva di difficoltà.
      Vivere di fotografia in Italia è sempre più difficile come con tutte le altre professioni creative.
      C’è chi decide di provarci nonostante tutto, ma se non hai le spalle bene coperte da paparino la situazione è prossima all’impossibile 🙂
      ( e io paparino ricco proprio non de l’ho )

      Non posso che pensare giorno dopo giorno a quello che posso fare per me e per il mio business, se penso troppo alla lunga rischio, come tanti, di vedere solo un fisco insostenibile ed un territorio in completa aridità.

      Non ci penso, abbasso la testa e faccio quello che è nelle mie capacità per provare a dare il meglio.

      Un abbraccio.

      Neoz

Comments are closed.